FORGOT YOUR DETAILS?

Hai valutato il rischio sismico per la tua azienda?

 

1) Obbligo di valutazione 

 

Deriva da D. lgs 81/2008 Art. 17 (tutti i rischi) e in particolare:

 

Articolo 15 – Misure generali di tutela

  1. Le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro sono:
  2. a) la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza;
  3. b) la programmazione della prevenzione, mirata ad un complesso che integri in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche produttive dell’azienda nonché l’influenza dei fattori dell’ambiente dell’organizzazionedel lavoro;

  1. c) l’eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico;

 

Art. 63. Requisiti di salute e di sicurezza

  1. I luoghi di lavoro devono essere conformi ai requisiti indicati nell’ALLEGATO IV.

 

ALLEGATO IV: REQUISITI DEI LUOGHI DI LAVORO

 

  1. AMBIENTI DI LAVORO

1.1. Stabilità e solidità

1.1.1. Gli edifici che ospitano i luoghi di lavoro o qualunque altra opera e struttura presente nel luogo di lavoro devono essere stabili e possedere una solidità che corrisponda al loro tipo d’impiego ed alle caratteristiche ambientali.

Oltre al DLgs 81/08 si può fare riferimento all’art. 2087 CC

Cito da linee guida ATS BS:

“In conclusione . necessario che il DDL esegua, nell’ambito del processo di valutazione dei rischi, anche la valutazione del rischio sismico.” (pag. 3)

 

“Per eseguire la valutazione del rischio sismico e l’individuazione degli interventi di miglioramento e/o adeguamento sismico . indispensabile l’opera di un tecnico esperto in materia: esistono diversi metodi per la valutazione della vulnerabilità sismica degli edifici esistenti, con diversi livelli di approfondimento.” (pag. 4)

 

“Il percorso di gestione del rischio sismico riguardante gli edifici ad uso lavorativo, per gli ambiti indicati, dovrà essere realizzato con urgenza; sarà ritenuto elemento imprescindibile per valutare l’adeguatezza della valutazione del rischio ai sensi dell’art. 28 D. lgs 81/2008.” (pag. 5)

 

2) Piano di controllo ATS BS 2018:

 

Nel corso del 2018 si procederà al controllo approfondito sulla gestione delle

emergenze in almeno 10 aziende nelle quali si procederà a controllare:

-completezza documentale

-adeguatezza del piano di emergenza

-formazione degli addetti all’evacuazione, primo soccorso, antincendio

-disponibilità di attrezzature e DPI dedicati

-verifica di congruità del piano di emergenza

 

Le aziende saranno così individuate:

– 3 aziende presenti in zona sismica 2 (fascia lago di Garda fino a Brescia/Montichiari comprese)

– 3 aziende metallurgiche

– 4 aziende con deposito gas tossici

 

3) Proposta operativa:

 

  1. Redazione di documento di valutazione del rischio sismico (anche con riferimento alle Linee Guida ATS BS par 4) con riferimento a elementi strutturali e non strutturali (impianti, scaffalature, ecc.)
  2. Aggiornamento del Piano di Emergenza relativamente al rischio sismico
  3. Stesura dei punti per attuare un piano di miglioramento/adeguamento

 

L’IGIENE DEI PRODOTTI ALIMENTARI

Dal 1° gennaio 2006, in materia di igiene della produzione e delle commercializzazione degli alimenti, sono entrati in applicazione i Regolamenti attuativi previsti dal Regolamento (CE) 178/2002 (principi e requisiti generali della legislazione alimentare), in particolare il Regolamento (CE) 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari.

La legislazione alimentare si occupa degli aspetti igienico-sanitari relativi all’alimento in tutte le fasi:

  • produzione
  • lavorazione
  • confezionamento
  • distribuzione
  • deposito
  • vendita
  • somministrazione.

La novità sostanziale è che, contrariamente alla vecchia normativa, il Regolamento (CE) 852/2004 interessa tutte le attività della filiera di produzione alimentare, di origine animale o vegetale, compresa la produzione primaria. Per produzione primaria si intendono allevamento e coltivazione delle materie prime, compresi il raccolto, la mungitura e la produzione zootecnica precedente la macellazione. Sono incluse la caccia, la pesca e la raccolta di prodotti selvatici (funghi, bacche, lumache ecc.).

Per quanto riguarda lo stress lavoro-correlato, l’INAIL ha pubblicato un documento (La metodologia per la valutazione e gestione del rischio stress lavoro-correlato) per fornire alla aziende un supporto in fase di valutazione di questo rischio.

La valutazione dello stress lavoro-correlato è una delle novità introdotte dal D. Lgs. 81/2008, riprendendo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del concetto di salute, ossia “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità” (art. 2, D. Lgs. 81/2008).

La valutazione di questo rischio prevede:

  • una valutazione preliminare, che consiste nella rilevazione di indicatori di rischio oggettivi e verificabili (come eventi sentinella, fattori di contenuto del lavoro, fattori di contesto del lavoro);
  • una valutazione approfondita che va obbligatoriamente intrapresa se nella fase precedente viene rilevata l’inefficacia delle misure correttive adottate e relativamente ai gruppi omogenei di lavoratori rispetto ai quali sono state rilevate le problematiche.

Dato che la valutazione preliminare non viene elaborata su ogni lavoratore, ma su un singolo lavoratore per gruppo omogeneo, può essere che essa non sia sufficiente a mettere in luce le problematiche legate allo SLC effettivamente presenti sul luogo di lavoro. Per questo motivo, anche se la valutazione preliminare non rileva criticità, la valutazione approfondita può essere svolta a discrezionalità del datore di lavoro, in modo da avere una visione più completa della realtà aziendale.

Risulta importante consultare i lavoratori e/o i RLS sia in fase della valutazione preliminare, collaborando all’elaborazione degli indicatori del contesto e del contenuto del lavoro, sia per considerare lo svolgimento della valutazione approfondita.

Attualmente non è stato stabilito un termine di validità della valutazione del rischio stress lavoro-correlato, per cui si considera, in via generale, che essa vada rifatta una volta trascorsi 2/3 anni dall’ultima valutazione effettuata.

Oltre ad effettuare la valutazione del rischio stress lavoro-correlato, sarebbe utile erogare dei percorsi di formazione per la gestione del tempo e dello stress.

CONVEGNO SULLA PRIVACY

Sto preparando, in collaborazione con i miei partner Monitoro e Soluzione Sicurezza e Formazione, un convegno sulla privacy per spiegare cosa prevedere la nuova normativa e presentare il nostro progetto. Ancora una volta la sinergia tra professionisti è la strategia migliore per soddisfare i propri clienti.

Il 25 maggio 2018 entrerà in vigore il nuovo Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (General Data Protection Regulation). Lo scopo di questo regolamento è quello di rafforzare il diritto dei cittadini europei di controllare i propri dati personali. Per permettere questo, alle aziende è imposto di migliorare e rafforzare le proprie misure di protezione dei dati e di tutela della privacy.

Il GDPR si applica:

  • Alle aziende con sede in Unione Europea;
  • Alle aziende che, pur non avendo sede in Unione Europea, offrono beni e servizi al suo interno o monitorano il comportamento dei cittadini europei.

Per gestire in modo adeguato le novità introdotte dal Regolamento Europeo, è importante definire un Privacy Program, che permette di avere uno spaccato della situazione della propria attività a livello di privacy e stabiliregli interventi necessari.

Tra i cambiamenti più importanti e sicuramente più rispetto alla legislazione precedente troviamo:

  • la designazione del Responsabile della protezione dei dati (o D.P.O., Data ProtectionOfficer);
  • l’istituzione del Registro delle attività del trattamento, dove sono descritti i trattamenti effettuati e le procedure di sicurezza adottate;
  • la notifica delle violazioni dei dati personali, i cosiddetti Data Breach, entro 72 ore dall’avvenuta violazione.

Per affrontare questi cambiamenti sono state individuate 4 fasi di lavoro.

Fase 1: INQUADRAMENTO

Per capire quali sono le azioni da intraprendere nella propria azienda, è necessario capire che il GDPR influisce significativamente sulle pratiche, la policy e le procedure aziendali, in termini di gestione dei dati.

 

Fase 2: ANALISI

È necessario procedere con un’attenta analisi della propria azienda, riguardante in particolar modo i dati che vengono trattati, le figure lavorative che trattano i dati e le misure di sicurezza finora adottate.

Fase 3: ADEGUAMENTO

In seguito all’analisi è possibile definire gli interventi di adeguamento al GDPR, come preparare le informative per i clienti, definire nuove misure di sicurezza, mappare i dati personali trattati e nominare il D.P.O., che può essere sia interno che esterno all’azienda.

Fase 4: MANTENIMENTO

Infine, vengono predisposte attività di monitoraggio e verifica continue, che hanno lo scopo di mantenere l’azienda costantemente adeguata al GDPR e alle possibili evoluzioni della normativa in materia di trattamento dei dati personali.

LA SORVEGLIANZA SANITARIA

I lavoratori effettuano la sorveglianza sanitaria in base ai rischi specifici a cui sono esposti. Tali rischi vengono valutati nel D.V.R. (documento di valutazione dei rischi) elaborato dal datore di lavoro (in realtà dal consulente) in collaborazione con il medico competente e il R.S.P.P.  Il datore di lavoro può scegliere se effettuare o meno la sorveglianza sanitaria per valutare l’insorgenza o meno di malattie professionali collegate alla mansione. Purtroppo solo pochi decidono di sottoporsi alla visita medica in quanto credono che sia inutile; che la mansione di datore di lavoro sia come uno scudo contro le malattie professionali?

RECENT POST

TOP